Prof.ssa Piera Scortichini "Sciascia e la sicilitudine".

25.03.2017 17:03

Sabato 25 Marzo,presso la sala dell'Azione Cattolica, Piazza della Repubblica, vicino alla Chiesa  dell' Adorazione di Jesi, la Prof.ssa Piera Scortichini ci ha parlato  di "Sciascia e la sicilitudine". 

Sciascia, laico non credente, ha la propria etica come misura principale del comportamento, il proprio specchio come giudice intransigente delle azioni di tutta una vita. Egli era solito dire ” in nessuna mia pagina è fatta propaganda per un sentimento abietto e malvagio", e considerava il fare libri come "buone azioni", e di libri ne ha scritti ben 43. Sciascia è stato un uomo che sapeva leggere i segni del tempo , un scomodo e, naturalmente, in parte incompreso, un uomo con un umano e cristiano sentimento della vita, con un’ idea di una giustizia giusta e finalmente applicata, un uomo che va alla ricerca e alla salvaguardia della verità. Sciascia era e si sentiva eretico , perchè convinto che fosse uno dei principali doveri morali d' un uomo di cultura, e considerava l’ eresia come tentativo di capire, anche a costo d' errori.

Egli considerava la "memoria", non come nostalgico rifugio nel passato, ma come strumento per capire il presente, per prepararsi al futuro. Era nato, Sciascia, nella Sicilia durissima delle miniere di zolfo e del feudo. E lì aveva fatto esperienza delle lesioni alla giustizia e alla dignità da parte di rapaci padroni, di arroganti baroni, di "gabelloti" mafiosi. La sua condizione sociale, una famiglia di media borghesia, gli aveva evitato le sofferenze dirette, ma non gli aveva impedito di vedere le sofferenze altrui, né di capirne ingiustizia e tormento. Non c' è comprensione del mondo che non passi per una intensa cognizione del dolore. E Sciascia l' aveva vissuta, non solo facendosi carico dei "dolori del mondo" ma soffrendo i suoi, personali (il suicidio del fratello, e la morte del padre, malato e pazzo. Ne era uscito, Sciascia, duramente ferito, ma capace di ritrovare innanzitutto nel lavoro di scrittore le ragioni profonde per andare avanti. A denunciare e a raccontare. Scrittore siciliano, innanzitutto. Convinto della "difficoltà d' essere siciliano". Mai provinciale. Pronto semmai a usare la Sicilia "come metafora" di quant' altro avveniva nel resto del mondo.

La Sicilia di Sciascia” è in una Sicilia laboriosa, una Sicilia che vuole fare e che vuole scuotersi dal torpore, non una Sicilia irredimibile, come si è continuato a dire per molto tempo. La Sicilia è il meraviglioso prodotto di 13 o 14 dominazioni, diceva Brancati. La Sicilia è terra di molteplici potenzialità, ma anche di contraddizioni dove si affiancano una natura lussureggiante ad una terra arida e infruttuosa, dove il mare mitiga e il sole acceca, dove eccellono grandi menti ma anche grandi malfattori. Va ricordato l’attaccamento alla propria terra di tutti gli scrittori siciliani e ritornando alle contraddizioni siciliane sottolineiamo la dualità dell’animo di questa gente combattuta tra l’orgoglio e la vergogna di essere siciliani.

Ricordiamo le sue battaglie: contro la Sicilia "irredimibile" del Gattopardo (per contestarne alcune tesi aveva scritto forse il suo più bel libro, Il Consiglio d' Egitto, letto dai critici come "l' anti-Gattopardo"), contro la borghesia mafiosa siciliana, contro un disinvolto uso dei pentiti , contro una Chiesa o bigotta o compromessa o affarista , contro la Dc ma anche contro il Pci .

Sottolineiamo la contraddizione tra lo Sciascia scrittore anticipatore dei tempi e lo Sciascia che s' ostinava a fare politica attiva, dapprima consigliere comunale del Pci a Palermo e poi deputato radicale dal ' 79 all' 83. Contraddizione pesante, ma Lui rivendicava, da "profeta", il diritto intransigente alla verità e a "una scrittura come strumento di conoscenza, lotta e redenzione" e si trovava invece a fare i conti con la quotidianità d' una politica di mediazioni e rapporti di cui gli sfuggivano ragioni, metodi, complessità.